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Storia
Favignana è un'isola essenzialmente pianeggiante, attraversata al centro da una modesta formazione collinare. Lo sfruttamento dei giacimenti di calcarenite risale ad epoca antichissima.
Il periodo di massimo sviluppo è compreso tra il 1700 e il 1950, grazie anche all'opera della famiglia Florio, che iniziò detto materiale nella realizzazione di opere quali il palazzo Florio di Favignana e Villa Igea a Palermo.
Per la sua durezza e compattezza, ma nello stesso tempo per la sua duttilità nel venire modellata, la calcarenite di Favignana è stata alla base di innumerevoli costruzioni siciliane.
Prima dell'avvento dei Borboni, che introdussero in Sicilia il controllo sulle zone demaniali delle coste, ciascun cavatore sceglieva il suo pezzo di costa dove scavare la sua cava, essendo così imprenditore ed artigiano insieme, decidendo in autonomia come lavorare e a chi vendere il prodotto.
L'estrazione della calcarenite occupava un gran numero di tagliapietre, parte dei quali lavoravano in cave a cielo aperto, altri alla luce dell'acetilene, in ingrottamenti che si snodavano per centinaia e centinaia di metri nel cuore della terra.
Era una categoria di lavoratori così consistente che il Crocefisso, loro Santo protettore, divenne patrono dell'isola.
Fu grazie al loro lavoro che si venne a formare l'ambiente che connota oggi l'isola di Favignana, frutto della fatica, del rapporto tra i "pirriaturi" (cavatori di tufo) e la calcarenite, che si trasforma e diviene case, palazzi, muretti e monumenti.
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